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4 agosto 2012

Fine settimana

Venerdì, 3 agosto

Il clou della giornata sarà il trasferimento a Rodellar, in Aragona, nuova sede di lavoro di Francesca. Accompagniamo il ragazzo al lavoro (ormai la strada con le rotonde non ha più segreti per noi) e ci fermiamo poi alla rotonda della Lidl per fare un po' di spesa. Paolo rimane affascinato da un mai più senza: un misuratore di distanza a ultrasuoni che si aggiunge alle nostre spese vacanziere. Io invece voglio ritornare al Jardiland per comprare vasi e terra necessari per le piante acquistate ieri. Riusciamo a trovare tutto, persino il tessuto non tessuto da mettere sotto i vasi secondo i preziosi consigli del nostro dott giardiniere di Fano e anche le bocce per trattenere l'acqua, preziose per i giorni di assenza di Lorenzo. Il brutto è che poi a casa mi tocca lavorare sotto il sole, ma riesco a superare la prova senza svenire neanche una volta. Soddisfatta dell'opra attendo l'arrivo di Lorenzo sollecitandone il plauso.

Ora tocca partire, anche se l'atmosfera è torrida. Non è il caso di vestirsi da montagna e mi attrezzo con il consueto abbigliamento da caldo: canotta e sandali.

Si va verso Lleida, poi verso Huesca e siamo in Aragona. Si esce dalla superstrada all'altezza di Bierge e poi sono tutte curve fino a Rodellar. Siamo dentro il parco naturale di Guara. Il paesaggio è simil Puglia: ulivi a non finire su terra brulla e riarsa. Poi compaiono i monti (pre Pirenei) e un po' di bosco. Il nostro alloggio è una piacevolissima sorpresa: l'Apartahotel Valle de Rodellar, dove scopriamo di aver diritto ad un appartamento con due camere, bagno, soggiorno-cucina e terrazzino con vista sulla sierra!! Roba da affittarlo come casa! É l'ideale per venirci in compagnia di amici che tanto il prezzo è sempre quello (90 euro al giorno con lenzuola e asciugamani, 80 senza).

Ci riposiamo un po' e poi andiamo a piedi a Rodellar centro, paesino di pietra semi abbandonato frequentato solo da arrampicatori e altri arditi che scendono nei canyon in qualsiasi modo (canyoning). Di li raggiungiamo Kalandraka, il rifugio di Francesca dove gli sportivi gozzovigliano e giocano a bigliardo. É un bel posto, comunque, e ceniamo li ottimamente, serviti dai ragazzi su cui Francesca impera. Per tornare ci riforniscono di torce da testa che ci consentono di vedere dove mettiamo i piedi. 

Sabato 4 agosto

Risveglio e prima colazione e poi ci organizziamo che i ragazzi vogliono stare un po' da soli. In paese abbiamo adocchiato un negozietto di ceramica e articoli sportivi dove speriamo di trovare la piastrella che vorrebbe Adelaide. Niente piastrelle, ma riesco a scheggiare una paperella che a questo punto compriamo come ricordo. Una breve visita esterna alla grande chiesa sconsacrata e poi decidiamo di andare a visitare Alquezar, città castello a 40 minuti da qui.

Al ritorno ci concediamo un bagno rinfrescante nella piccola piscina sotto gli ulivi, insieme ai bambini che fanno gli schizzi. La sera Lo cena con noi, mentre scenografici fulmini disegnano ZOT nel cielo tra le nubi. E' bello.





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2 agosto 2012

Catalogna

Martedí 31 luglio 2012 - Arrivo

Giornata di trasferimento dalla Provenza alla Catalogna. La piramide simil Maja foriera di fine di mondo segnala il confine. In effetti ormai l'unico segnale di cambio paese lo dà il telefonino che si ostina a mantenere le differenze, oltre, naturalmente, alla lingua dei cartelli. Figueras, Girona, Montseny, bivio per San Cugat e solito errore: uscire a dx e poi tenere la sx e invece andiamo sempre a dx. Per fortuna la signorina Tom Tom è paziente. 

Arriviamo prima delle 17 all'ufficio di Lorenzo per prendere le chiavi di casa: grande emozione e batticuore nel rivedere il ragazzo. Ma l'emozione più grande é quella di Indi che ci vede arrivare a casa. Per fortuna non fa tanto caldo e possiamo riposarci. Una menzione speciale per la Brava Catalana che, vedendoci arrancare con la valigia lungo la strada in salita, ha girato la macchina per darci un passaggio. Non è stato necessario perché la nostra destinazione era a breve distanza, ma apprezziamo il pensiero.

Cena nella terrazzetta di Lo con tovaglietta (troppo grande) portata dalla Provenza e dopocena con Olimpiadi a intermittenza (segnale problematico).

Mercoledì 1 agosto 2012 - San Cugat

Nel divano letto di Lorenzo si dorme bene e al mattino, prima che il ragazzo vada al lavoro, possiamo fare colazione fuori in terrazza, approfittando del fornito pacco del lavoratore portato dall'Italia (fornito soprattutto di amati biscotti del Mulino bianco).

Mattinata a San Cugat dove penso sarà gradevole passare la vecchiaia se i ragazzi non dovessero tornare in patria. Pranzo con Lorenzo, caldo pomeriggio afoso, serata fresca e ventosa. A domani.

Giovedì 2 agosto 2012 - Le piante ed altro

Stamattina dobbiamo accompagnare Lorenzo alla Fiat perchè il vecchio Dobló di Pigi ha qualche problema alle sospensioni. Mandiamo a memoria la strada casa-ufficio di Lorenzo: oltrepassare la rotonda della piazza della stazione e andare sempre dritto a tutte le rotonde fino a quella della Lidl dove si va sinistra poi a destra alla prossima e individuare l'ingresso al lavoro di Lo proprio sotto il pilone dell'alta tensione. Oggi però facciamo una variazione che ci porterà ad un grandioso Centro Commerciale, sul quale non mi dilungo e poi al Jardiland, il grande vivaio con attrezzature da giardino dove potrei spendere tutta la mia pensione. In effetti è da primavera che ho promesso a Lorenzo di regalargli delle piante. Dopo aver girato in lungo e in largo, usciamo con un alberello di limone, della misura giusta per entrare come passeggero nella Qubo, una buganvillea, un rosmarino, una dipladenia, un gelsomino e un evonimo. Fermatemi!!!

Il Mercantic, mercatino delle cose antiche che Lo voleva farci vedere è chiuso. Giusto il tempo di fare foto veloce all'unica botteguccia aperta.

La sera andiamo alla pizzeria "Lago di Garda" dove la pizza è molto buona ma ci tocca aspettare due ore perché perdono la nostra ordinazione.





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30 luglio 2012

Grasse 2

Rivalutazione piena di Grasse! Dal nostro nido delle aquile, alias hotel Mandarina Confort, scendiamo in centro per una serie di scalette e troviamo una città viva, colorata e vivace. La prima visita, gratuita, é al museo-fabbrica-profumeria Fragonard: la visita è anche guidata in francese, inglese e forse in spagnolo. Scegliamo il francese anche se la gentile signora parla in fretta e qualcosa ci sfugge, ma non l'essenziale: ci vuole una tonnellata di fiori (se sono rose una tonnellata di petali) per un litro di profumo, ci vogliono 2 anni di studi per imparare a riconoscere circa 500 essenze e diventare un "naso" e comporre una fragranza è come comporre un brano musicale. I contenitori in alluminio conservano un profumo per 10 anni e se vogliamo possiamo comprare quel che vogliamo. Buona tecnica di vendita, se non sei obbligato non resisti alla tentazione di prendere qualcosa, così compro la boccetta più piccola (15 ml) di profumo femminile, linea naturale (essenza Etoile) e due confezioni di uova-saponette. Più tardi aggiungerò un piccolo vaporizzatore da viaggio assolutamente imperdibile.

 La visita alla città e' rilassante, anche se dover stare qui fino a sera è un bel problema perché la salita all'albergo sotto il sole e' improponibile. L'idea geniale di Grasse é la "siesta profumata": un giardinetto con ombra e vento con tante sdraio in legno sul quale a tratti viene sbuffato un lieve profumo. Una delizia per il turista affaticato. 

Mangiamo un'insalatona a pranzo, ci concediamo un giro turistico con il trenino per far passare il tempo e infine cenetta a base di pesce nella place Aux Aires. Al ritorno in hotel scopriamo che si é guastato il lettore delle carte di credito e che dovremo pagare in contanti l'esoso parcheggio e le prime colazioni. Nonostante il posto panoramico, zero babà al Mandarina. Ma domani si parte!




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29 luglio 2012

Grasse 1

Partenza da Bellamonte alle 8:30 secondo programma. La signorina Tom Tom della Qubo conosce perfettamente la destinazione, città, strada, numero civico, latitudine e longitudine, ma non il nome dell'albergo. Pazienza.

Dopo Desenzano, sul lago di Garda, c'e un raro autogrill (Campagnola?) con panchine e tavolini sotto gli alberi e delizioso freschetto, peccato che é presto per mangiare. Quando si fa l'ora giusta ci tocca una sosta con sole cocente e 40 gradi all'ombra.

Brescia, Piacenza, Stradella, Costeggio, Voghera e viene spontaneo fischiettare la Topolino amaranto. Ogni volta che ci fermiamo la Tom Tom aggiorna l'ora di arrivo, "causa traffico" , dice lei che non concepisce altre ragioni di rallentamento.

Si scende verso la Liguria con il consueto spettacoloso ambiente circostante anche se il tempo é loffio e bigio. Liguria bellissima e lunghissima, ma poi il confine e la France arrivano quasi senza preavviso: un attimo prima sei in Italia e un attimo dopo in Francia. W l'Europa!

Sosta gradevole all'area di sosta "La Scoperta"

I francesi non hanno mai cambiato quel metodo scassaballe di pagare i pedaggi a rate, a pochi euro per volta, anche se il getto nel cestino ha il suo lato divertente.

Eccola la deviazione per Grasse, all'altezza di Cannes! In fondo sono solo una ventina di chilometri, ma la signorina Tom Tom fa la gradassa e ci fa inerpicare nel centro città abbarbicato in collina. Ci porta comunque a destinazione all'hotel Mandarina Confort (sic) che ha, come promesso, una vista ineguagliabile sul golfo di Cannes, ma anche un concentrato mai visto di barriere architettoniche. Il trolley diventa presto pesantissimo e, ad ogni ulteriore rampa di scalette, penso a quanto avrebbe protestato mia mamma.

Basta, ora siamo in camera e possiamo goderci il panorama, al caldo. D'altra parte è un due stelle, non è il caso di fare i sofistici. L'hotel è un vecchio convento dai muri spessissimi, assolutamente insensibile al wi fi, ma pare che Internet ci sia nel giardinetto dove domani abbiamo intenzione di fare colazione. Dopo un meritato riposo scendiamo in città. Sembra deserta e fatiscente, musei (del profumo) chiusi, casinò aperto, un bel parco vista mare e zero bar e ristoranti. O meglio, ci sono ma sono mestamente, disperatamente chiusi. Quando pensavamo ormai di digiunare, invece, arriviamo a place Aux Aires, il segreto cuore pulsante di Grasse in cui contiamo 5 (5!) ristorantini o brasserie all'aperto. Rinfrancati dalla scoperta e dal venticello fresco ci pappiamo un bel piatto di scampi alla griglia (38,40 eurini) . Ritorno in salita al nostro eremo e buonanotte con Montalbano doppiato in francese.




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10 agosto 2009

Paesi baschi - parte seconda

Venerdì 24 luglio 2009

Al mattino Lorenzo fa una ricca colazione all’hotel con noi, poi le nostre strade si dividono: lui punta ad una vetta insieme ad Indi e noi pianifichiamo con la signorina Tom Tom una tappa per i Paesi baschi senza autostrada. Lei ci prende in parola e trova tutte le scorciatoie tra i monti dell’Aragona. Notevole la strada che ci porta sull’altopiano di Laguarta dove un branco di pecore ci attraversa lentamente la strada. Sembra strano viaggiare senza Indi.


Dall’Aragona alla Navarra: finite le strade minori si prosegue per Jaca e superstrada per Pamplona, passando per l’Envalse de Yesa, un grande lago artificiale assolutamente sprovvisto di posti di ristoro. Infine siamo nel Pais Vasco, anzi in Euskadi o Euskal Herria. I Paesi Baschi comprendono tre province: quella di San Sebastian (Donostia) che si chiama Gipuzkoa, quella di Bilbao (Bilbo) che si chiama Bizkaia e quella di Vittoria che si chiama Araba. Dobbiamo familiarizzare con i cartelli bilingue, anche se quelli in basco non aiutano molto il viaggiatore.

Mini lezione di basco:

Ongi etorri = benvenuti

Erdia = centro

Kalea = via, strada

Komuna = toilette

Kontuz! = attenzione!

Nekazal = agriturismo o casa rural

Pintxos = tapas, stuzzichini (famosissimi!)

Txacoli = vino bianco leggero

La strada lambisce S.Sebastian e ci porta verso Bilbao. Noi usciremo a Lezama dove abbiamo prenotato la Casa Rural Matsa. (Per chi è interessato abbiamo l’elenco delle CR, case rural della zona, graziose e convenienti). Lezama però è piuttosto anonima: uno stradone (Aretxalde) con case e semafori (ma quanti semafori ci sono in Spagna, persino sulle rotonde!). La presenza minacciosa di un cementificio ci allarma facendoci dubitare della saggezza della nostra scelta; la casa Matsa dovrebbe essere qui, ma la signorina non la conosce. Chiediamo a un locale (nessuno sembra parlare basco) che ci indica una strada bianca in salita: siamo felici di allontanarci dal Park tecnologico. Non facciamo molta strada, ma la casa Matsa è immersa nel verde e veramente incantevole! I gestori sono gentilissimi e ci capiamo benissimo con uno spagnolo-italiano (nel senso che loro non conoscono l’italiano, noi non conosciamo lo spagnolo, ma l’intesa è pressoché perfetta). Ci hanno assegnato una camera con ampio balcone e vista sul prato-giardino curatissimo. Abbiamo anche un soppalco in legno, anche se non praticabile. Come dice la guida Lonely, un due stelle in casa rural è superiore ad un hotel pari grado.


La camera costa 62,72 a notte, il desayuno 5,33 per uno, il parcheggio e internet sono gratuiti.

Qui passeremo 5 notti, quindi traslochiamo le nostre cose dalla valigia all’armadio e ci riposiamo. Una telefonata di Lorenzo ci comunica che lui e Indi hanno raggiunto i 3000 m, ma che Indi, che lo seguirebbe ovunque, è stata veramente provata dalla pietrosa e assolata strada del ritorno; il locale veterinario, interpellato telefonicamente, parla di un colpo di sole e ordina fresco e riposo per il povero cane. Mille raccomandazioni a Lorenzo, ma ci sembra convinto: il ragazzo concluderà le sue vacanze in un agriturismo con piscina dove lo raggiungerà Francesca (in fondo non ci sembra un gran sacrificio).

Su consiglio della giovane proprietaria del Matsa andiamo a cenare al Lejarrene Jatetxea, ristorante dal nome impronunciabile le cui cucine non aprono prima delle 9 di sera. Nonostante l’attesa (a Lezama non si sa proprio come passare il tempo e noi siamo digiuni dal mattino perché in viaggio non mangiamo) e la mancanza di menu scritto, la cena è superba. Io ho ordinato quasi a caso e mi sono vista arrivare dei gustosissimi astici, Paolo dichiara di aver mangiato il baccalà con la salsa più buona al mondo, come vino della casa arriva il Txacoli, fresco e leggero. Concludiamo con un insuperabile flan con nata (crème caramel con panna). Il tutto per 57 euro.

Sabato 25 luglio 2009

Il programma è andare al Museo Guggenheim di Bilbao. Dopo il deayuno (sumo di arancia, cornetto gigante, caffèllatte, pane tostato, burro e marmellata), ci arriviamo in 15 minuti. Il museo è ben visibile sul fiume di Bilbao e, poiché le 9 del mattino in Spagna sono come l’alba, possiamo parcheggiamo facilmente in centro. Mentre traffichiamo con la colonnina del parcometro (ma come si chiama?), un passante ci annuncia che sabato e domenica è fiesta e non si paga. Le pareti curve lucide del Guggenheim, un po’ pesce e un po’ nave, spuntano tra i palazzi e ci indicano la giusta direzione: all’ingresso del museo (che non apre fino alle 10) ci accoglie Puppy, gigantesco cane ricoperto di fiori freschi meravigliosamente mantenuti (ma come fanno?).


Naturalmente si esauriscono le pile della macchina fotografica dopo i primi scatti. Rimandiamo il problema, tanto nel museo non si può fotografare. L’atrio centrale è luminoso e altissimo, tutte le gallerie gravitano intorno a questo unico ambiente: l’installazione attuale nell’atrio rappresenta una esplosione su una auto, tipo ford, in pratica sono una serie di auto tutte uguali con filamenti luminosi che volano ad altezze diverse. Al piano terra c’è la grande sala chiamata La materia del tempo di Richard Serra che ospita strutture enormi fatte di superfici sferiche, ellittiche e toroidi in cui è possibile entrare, mentre i suoni producono echi rimbombanti. Lo Snake è una struttura aperta che occupa in lunghezza quasi tutta la sala. Anche se l’audio guida è prodiga di spiegazioni, rinuncio a capire e provo a percorrere tutti i labirinti. Con il residuo delle pile faccio anche una foto proibita. Eccola!

Nei musei si cammina quasi come in montagna: è difficile enumerare e spiegare cosa c’è nelle varie gallerie: le scritte digitali rosse in varie lingue che salgono verso l’alto e che dall’altra parte scendono blu in lingua basca, la carica di lupi imbalsamati che volano a schiantarsi contro una parete invisibile, il gigantesco relitto che giace su un mare di piattini di porcellana rotti (Cai Guo-Qiang Reflexion- A Gift from Iwaki 2004), i giochi dello stesso artista con le espolsioni programmate e i fuochi d’artificio, la composizione dei sacchetti degli workshop dei musei famosi (mi piace!), le statue a grandezza naturale che si corrodono, lasciando vedere i segni del tempo, naturalmente la grandiosa collezione privata dei Guggenheim con quadri famosi di Picasso, Modigliani, Chagall, Rousseau …

Il giro del museo dall’esterno, dopo aver rinnovato le pile della macchina fotografica, ci mostra le curve del museo, lucenti come scaglie di pesce, da mille angolazioni, il ponte sul fiume che si fonde con tutta la struttura, la gigantesca Maman di Louise Bourgeois che doveva avere un ben strano rapporto con la mamma dato che la scultura è un ragno che sembra uscire da un film di fantascienza per accogliere a suo modo i visitatori.


Alla fine della visita ci accorgiamo che sono passate circa otto ore. Torniamo a casa a godere un po’ di meritato riposo, ma torniamo a Bilbao la sera a mangiare un po’ di pintxos nella parte vecchia della città. E’ facile: basta scegliere il bar giusto, prendere un piatto, riempirlo con i pintxos, ordinare due birre, pagare e guadagnare un posto in un tavolino libero in piazza. Il posto migliore è il caffè Bilbao a Plaça Nueva (non provate a farvela indicare dalla signorina Tom Tom perché è in zona pedonale, ma potete lasciare l’auto nel vicino parcheggio sotterraneo Arenal).


Domenica 26 luglio

Guernica
26 aprile 1937
Solo quando el ultimo arbol esté muerto, el ultimo rio esté envenenado y el ultimo péz atrapado, te dar°s cuenta que no puedes comer dinero (anonimo)
La pace più svantaggiosa è meglio della guerra più giusta (Erasmo da Rotterdam)
La violenza è l'ultima risorsa degli incompetenti (Asimov)
Non ci sono cammini per la pace, la pace è il cammino (?)

da Guernica al mare. Estuario dell'OKA (URDAI BAI). Spiaggie di Kanala e Laga. Manca un posto per l'auto.
La sera da Maria Luisa a Larrabetsu. E' un bar basco. Ostile? Mah

Lunedì 27 luglio

san Sebastian
Houdarribia (plaza se Armes). Il paese dove ci si perde. Strada panoramica fino a Donostia. Vento e oceano. Donostia: parcheggio Kursaal, città vecchia, Placa de la Constitution, spiaggia in centro.
Cena al Matsa

Martedì 28 luglio

Mundaka 
10 babà. Notiamo l'hotel El Puerto piccolino, bianco e blu, nel porto, ospita anche cani e gatti.
C'è anche l'Atalaya hotel con parcheggio privato (prezioso in questi posti).
Cena a Bilbao, placa Nueva. Ristorante deludente. Gelato ok.

Mercoledì 29 luglio

Si ritorna a Barcellona, Partenza alle 8:30 con baci e saluti. Arrivo a BCN all' Hotel Eurostars al Park del Vallès alle 14:15. Siamo sulla strada del posto di lavoro di Lorenzo (hotel anonimo, ma comodo). Alle 15:40 siamo a casa di Lorenzo da Indi che è sola e lì attendiamo Lorenzo.
Al ritorno verso l'Italia conosceremo La Bastide di Aix en Provence, splendido posto per pernottare con il cane.






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8 agosto 2009

Paesi baschi - parte prima

Martedi 21 luglio 2009

La signorina Chiara Tom Tom (che alla frontiera con la Francia si trasforma in Claire) ci ha portato direttamente da Bellamonte al parcheggio del Newhotel Arles Camargue, 45 Avenue Sadi Carnot ad Arles. Siamo partiti alle 8 del mattino e ora sono le 6 del pomeriggio passate. Brutto, caldo e trafficato di Tir il tratto Brescia – Piacenza (anche perché mi sono accorta di aver dimenticato a casa dei comodi sandali-ciabatte aperti), più gradevole l’autostrada dei trafori fino a Genova e quella dei fiori fino a Ventimiglia. In Francia c’è ancora lo stillicidio dei pedaggi, ma ora c’è la possibilità di pagare con la carta accanto al tradizionale tiro al canestro con le monetine contate.

L’hotel è in posizione strategica, parcheggio privato gratuito, il centro raggiungibile a piedi in pochi minuti. Costa 99,84 compresa la prima colazione e la tassa di soggiorno. Niente è dovuto per il cane. Solo il comodino sembra una lapide in pietra, ma tutto l'hotel ha questa impronta artistica. Andiamo a cenare in una brasserie all’aperto proprio davanti all’anfiteatro.

Mercoledì 22 luglio 2009

Ci attende la tappa Arles-Barcellona, ma dobbiamo tirare tardi perché Lorenzo esce dal lavoro alle 6 di sera. Scartata l’idea di un ulteriore giro per Arles, decidiamo di visitare Saintes Maries de la mer nella Camargue che più Camargue non si può. Paludi, cavalli e buoi. Il paese, piccolo, grazioso, turistico e ventoso, è sulla costa sabbiosa ed è famoso per la leggenda delle Marie (tra cui Maria Maddalena forse incinta) approdate qui. Cattolici e provenzali associano alle Marie anche Sara, protettrice dei rom celebrata tutti gli anni qui il 24 di maggio.

Si passeggia gradevolmente tra l’Eglise des Saintes Maries e le bancarelle colorate e proprio non posso fare a meno di comprare l’ennesimo cestino e anche una tovaglia per mamma.

Proseguiamo per Aigues Mortes, ma il traffico di auto ferme in fila ci fa presto cambiare idea. Quando ci avviciniamo alla frontiera con la Spagna il vento fresco si trasforma rapidamente in vento caldissimo e nulla possono i pur ombreggiati parcheggi che la Francia offre ai viaggiatori: il posto più confortevole è la macchina con l’aria condizionata.

Siamo in Spagna, Claire è diventata Clarita e la temperatura è sempre minacciosamente sopra i 30°. Siamo in anticipo e non sappiamo come perdere tempo: l’idea di una rimpatriata a Port de la Selva, sulla Costa Brava viene abbandonata subito e i parcheggi spagnoli sono decisamente meno confortevoli di quelli francesi (i migliori erano vicino Barcellona, ma lo scopriamo troppo tardi). Non ci vuole molto a raggiungere Barcellona, noi poi dobbiamo uscire prima a Saint Cugat del Vallès e qui ci pensa la signorina Clarita a farci perdere tempo con indicazioni ambigue, ma chissà con quale risoluzione il satellite sulle nostre teste vede il tormentoso intreccio di superstrade e cavalcavia! Comunque, dopo un po’ di giri a vuoto (andate a destra alla rotonda, prima uscita, tenete la sinistra, prendete l’autostrada, uscita più avanti …) siamo al Poligono industriale di Saint Cugat , Avenida Alcalde Barnils 64 (ma Clarita conosce solo il numero 70) e mancano solo 15 minuti alle 6. Quando Lorenzo scende giù, Indi non crede ai suoi occhi. Siamo felici di affidare la guida a Lorenzo che ci porta per strade segrete a casa sua, in Calle de la Marquesa de Montbui 19 intorno alla quale ho navigato virtualmente con le mappe di Google.

Sapevo già che la porta di ingresso sembrava quella di un magazzino in disuso, ma l’interno è gradevole: parquet, un divano, un tavolino, un mobile da cucina multiuso, una libreria con la tv al plasma regalo di compleanno, la sua cassapanca Ikea, un bagno e un disimpegno per la lavatrice. Una scaletta ripida porta al soppalco dove c’è il letto e uno sgabuzzino.

Non è male, ma io ho una crisi di stanchezza e di caldo che non passa nemmeno dopo una doccia, un minicrollo psicologico di quelli che odio avere. L’unica è mangiare qualcosa e andare a dormire.

Giovedì 23 luglio 2009

Al mattino la vita sorride. Si parte insieme a Lorenzo per i Pirenei verso il Parc National d’Aigüestortes (da non confondere con la francese Aigues mortes). Purtroppo si parte con due macchine (Lorenzo ha l’ex Doblò di Pigi, ormai convertito in un pulmino attrezzato) perché noi proseguiremo per i Paesi baschi e Lorenzo con Indi rimarrano sui Pirenei.

Tappa gradevole al Bar della Piramide sull’azzurro Enbalse di Sant Antoni (dopo Tremp)

Al Parco si accede da Taüll, paese suggestivo con chiesetta romanica. La nostra stanza è al El Rantiner (72 euro, prima colazione compresa)

Appena il tempo di ammirare la camera e Lorenzo il negriero ci porta in passeggiata su per i boschi verso un lago visto solo sulle carte. Come altre volte, sottovalutiamo il tragitto e portiamo pochissima acqua, così il lago rimane sulla carta. Sul sentiero che torna incontriamo un’altra coppia senza acqua, non siamo i soli distratti al mondo!

La cosa però ci fa apprezzare di più la sosta al bar del Mallador con tavoli in pietra con due birre gelate e un sumo di melocotòn (succo di pesca). Allo stesso bar ceniamo la sera con un delizioso fresco che sul tardi diventa un ancora più delizioso freddo.

Lorenzo pernotta con Indi nel doblò attrezzato (mamma, l’ho fatto un sacco di volte!) in un ancor più attrezzato parcheggio per camper con bagni e acqua fresca


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21 febbraio 2009

Barcellona - giorno 4


Appena alzati c’è la spiacevole notizia (anticipata dai lai che provengono dai nostri vicini di stanza di cui percepiamo anche i sussurri) che gli scarichi dei bagni sono intasati. Segnaliamo l’inconveniente alla reception, ma, dopo un tentativo infruttuoso, siamo invitati a cambiare camera, dalla 328 alla 338 … ci guadagniamo in scarichi funzionanti e dimensione dell’ambiente ma perdiamo non solo il balconcino sulla piazza, ma addirittura la finestra sostituita da una triste apertura che dà su una rampa interna di scale. Protesto, ma mi si dice che l’hotel è pieno. Tocca scegliere tra lo scarico e la finestra e, malgrado la mia nota claustrofobia, la scelta è obbligata. Annoto mentalmente zero babà per il Condestable.

Raggiungiamo Lorenzo a Terrassa con il metrò e andiamo con la sua macchina su fino al Tibidabo. Il nome (Haec omnia tibi dabo, si adorabis me) deriva dalla vista spettacolare su Barcellona, ma oggi c’è foschia e anche il mare sembra grigio: non sembra valer la pena venire a patti con il diavolo. La chiesa, eretta come espiazione della Settimana Tragica (1909, insurrezione popolare violentissima per non partire per la guerra in Marocco), è abbastanza brutta e fa tutt’uno con il parco giochi circostante.


Lorenzo ci porta in passeggiata intorno alla collina dove incontriamo giovani volontari che portano a correre i cani ospiti di un canile qui vicino. Ci manca molto Indi.


Poi l’appuntamento è a Can Cortes, trattoria di campagna dove Lorenzo ha prenotato una calzottada. Infatti questa è l’epoca dei calzotte, tipi di porri che Marta Giralt ci aveva già fatto assaggiare all’epoca del primo progetto Comenius. Per Lorenzo invece è la prima volta.


E’ una delle poche cose tipiche catalane, forse l’unica, in cui abbiamo più esperienza di lui.

Mangiamo bene, forse un po’ abbondante per noi frugali.


Il pomeriggio torniamo a Barcellona al Museo della Storia Catalana, un posto abbastanza divertente dove, come i bambini, facciamo le foto sul cavallo medioevale e con le armature da indossare. Tanto è Carnevale. Quando ormai è tardi ci accorgiamo che la parte più interessante è quella più vicina ai giorni nostri, al piano superiore.



Ma ormai siamo stanchi, fallisce pure l’ipotesi di un film in italiano e per stasera salutiamo Lorenzo. Noi ceneremo con un cappuccino all’angolo di piazza Università, prima di concludere la giornata nella nostra stanza cripta 338.

Domani, domenica è l'ultimo giorno: andremo a Sitges, sul mare e la sera sushi (meno peggio di quel che credevo.


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20 febbraio 2009

Barcellona - giorno 3

Mi addormento malgrado le pareti di carta che fanno sentire i respiri dei vicini. Si fa colazione di buon mattino e ci apprestiamo a raggiungere il vicino Passeig de Gratia, la zona elegante di Barcellona. Il cielo, all’inizio grigio, si rasserena: questa volta vogliamo visitare l’interno di una delle celebri case di Gaudì. Arriviamo davanti alla celebre Manzana della Discordia (gioco di parole traducibile solo in castigliano -e non in catalano- dove manzana ha il doppio significato di mela e isolato). Per visitare Casa Batlò ci vogliono ben 16,50 euro, ma Lorenzo ha suggerito il trucco opportuno: si deve salire su nei vicini magazzini Cerveice Estatiò e guardare l’interno della Batlò dalle finestre delle scale che portano ai piani superiori. Detto fatto, non è proprio come stare dentro la casa, ma vediamo i cortili interni con le celebri piastrelle azzurre, lilla e verdi.

Poi approfittiamo dei magazzini per comprare i cestini per la raccolta differenziata e un “Bock and Roll” da regalare ad Anna. I barcellonesi amano i giochi di parole e la commistione di linguaggi: il bock and roll è una tovaglietta per avvolgere il panino (boccadillo) quando si va in gita.

Due isolati e siamo ancora una volta davanti alla ondosa Pedrera, cioè Casa Milà, per me il simbolo di Barcellona, insieme alla Sagrada Familia. Questa volta sono decisa a entrare e soprattutto a raggiungere la fantascientifica terrazza abitata da enormi mostri-comignoli.

Sono 9 euro con audio guida. Già entrare nell’atrio è emozionante. Stupidamente saliamo a piedi, ma dalle scale non si vede assolutamente nulla. Al sesto piano c’è il piso aperto al pubblico: l’appartamento è luminoso e ha un’aria straordinariamente moderna rispetto alla sua epoca (1912). Non ci sono muri portanti e le stanze sono raccordate da porte scorrevoli, così che si passa da un ambiente all’altro quasi senza soluzione di continuità. Dall’ingresso, con spogliatoio annesso, si passa al soggiorno e allo studio che hanno un arredamento vecchiotto ma piacevole: dalle tendine si intravvedono gli elaborati balconi in ferro battuto, nella stanza dei bambini c’è la casa delle bambole e giocattoli d’altri tempi, la cucina con annesso tinello è estremamente accogliente. Socchiudo gli occhi e immagino di abitare qui.

Qualche fortunato comunque c’è perché gli altri appartamenti del palazzo sono regolarmente abitati.

Lo spazio sotto il tetto è l’Espai Gaudì che è tutto un susseguirsi di catenarie ribaltate.


La catenaria è la curva naturale su cui si dispone una catena appesa agli estremi e sottoposta solo alla forza di gravità: Gaudì ne preparava in grandi quantità di varia lunghezza e spessore, vi appendeva dei carichi in vari punti, le fotografava, ribaltava la fotografia e voilà, ecco le cappelle gotiche e la struttura della Sagrada Familia.

 

Un altro aspetto affascinante illustrato nello Spazio Gaudì sono le forme naturali (intrico di rami, conchiglie, scheletri di pitoni, gusci di tartarughe, pigne, pannocchie, alveari ..) che si ritrovano palesi e nascoste nei particolari architettonici.

E poi maniglie assurde che si adattano magicamente alle mani, sedie che seguono le curve delle persone sedute di qualsiasi taglia siano.

Infine .. la magica Terrazza da percorrere in lungo e in largo tra i Guerrieri di Guerre Stellari, con vista spettacolare su tutta la città e vista invidiosa sui palazzi vicini. Invidiamo persino il cane che dorme beato sul terrazzo confinante, ignaro della sua posizione prestigiosa.

Nella Tienda al piano terra compro solo un segnalibro e un magnetino da frigo perché la Raynair non ci fa superare di un etto il limite del peso delle valigie.

Avviso per i naviganti: NON fermatevi alla Bagueteria Catalana sotto la Pedrera dove ti solano 8 euro per una birra. Molto più gentili al Caffè di Francesco poco più in là.

Il metrò ci porta rapidamente alla Sagrada, già vista millanta volte, ma è solo per tenerci aggiornati su come procedono i lavori all’interno. Alle due facciate della Natività e della Passione si dovrebbe aggiungere la facciata della Gloria più un numero imprecisato di altre torri, fra cui quella enorme dedicata a Cristo con croce a tesseract. Si parla del 2020 come termine dei lavori.

Piccola fitta al cuore perché Lorenzo non abita più qui, visita al Museo della Sagrada e si torna a casa arricchiti di un altro magnetino, il quadrato magico replica di quello che c’è sulla facciata della Passione.


La sera abbiamo un invito a cena a casa di Lorenzo all’Hospitalet. Dimora provvisoria perché il ragazzo ha già fermato un piso dall’altra parte della città, nel quartiere Guinardò. (Non lo vedremo mai malgrado la mia curiosità).

Ci prepara delle pennette con sugo di zucchine, pomodorini, salsiccia e crema di tartufo, avanzo del nostro regalo di Natale. Sono ottimi.

A casa con la metrò rossa.




19 febbraio 2009

Barcellona - giorno 2


Si dorme sereni come quando si è stanchi. Al mattino solito litigio di inizio vacanza con promessa di prossima separazione. Poi però sono assorbita dalla preparazione meticolosa della giornata che dobbiamo organizzarci da soli perché Lorenzo è al lavoro (noi invece stiamo godendo di un insperato ponte di Carnevale). L’accordo di massima era di andare al Museu d’Història de la Ciutat ma devo localizzare esattamente il posto e il percorso con le mappe della fedele Lonely Planet.

Siamo a Piazza Università da cui passano tre grandi arterie: la Gran Via, la Ronda de la Universitat e il Carrier de Pelai che dobbiamo percorrere per raggiungere l’inizio della Rambla.

Sulla ormai familiare Rambla mi sento come fossi a casa mia: si cammina leggeri su questa strada che vibra sulla mia lunghezza d’onda e le cose tornano tutte al loro posto. Ricordo una magica eclisse di Luna vista dalla Rambla qualche tempo fa.

Giriamo a sinistra verso la Cattedrale Gotica che è come sempre in riparazione e ci addentriamo nei vicoli medioevali alla ricerca del Museo. Seguo la mappa come per una caccia al tesoro: nemmeno il Navigator mi dà questa soddisfazione.


Il Museo è a Placa del rei e la cosa più interessante è il percorso sotterraneo alla scoperta della Barcino romana: l’ascensore non segnala i piani ma gli anni che vanno a ritroso come in una macchina del tempo.

L’insediamento antico occupava la zona sottostante l’attuale Barrio Gotico, aveva naturalmente un cardo e un decumano che si incrociavano nel forum sotto l’odierna Placa de Sant Jaume.

Dopo una tapa di fronte alla Cattedrale cerchiamo di percorrere l’antico decumano passando per Placa Saint Miguel e Placa Reial fino a riguadagnare la parte finale della Rambla (Rambla di Santa Monica) e il monumento a Colon in vista del mare.

Il mare a Barcellona si vede sempre attraverso il porto, le spiagge sono più su a Barceloneta.

Un po’ di conciliabolo e si opta per la Cattedrale di Santa Maria del Mar che ci incuriosisce da quando abbiamo letto La Cattedrale del Mar


Il quartiere Ribera (ma Lorenzo ci dirà che viene chiamato Born) è molto vivo e forse è un po’ meno turistico del Barrio Gotico. Purtroppo la Cattedrale è inesorabilmente chiusa (e la guida parlava dell’abside più bello di Barcellona!) e possiamo solo immortalare i portatori di pietre raccontati nel romanzo e raffigurati sul portone.


L’idea di tornare con il metro viene abbandonata quando ci accorgiamo che il Born, a cui siamo arrivati con un lungo giro per il mare, è praticamente attaccato al Barrio Gotico da cui è diviso solo dalla Via Laietana. Qui vicino c’è anche il Museo Picasso che avevamo visitato l’ultima volta a Barcellona.

Così ripercorriamo a ritroso la strada per l’Hotel con qualche sosta su provvidenziali panchine (dove ho letto che la civiltà di un popolo si misura dal numero di panchine che esso offre allo stanco viaggiatore?)

In serata abbiamo appuntamento con Lorenzo e si torna di nuovo nella zona mare, sotto le due torri che si vedono sempre nei panorami: l’obiettivo è un bar con maxischermo dove seguire Fiorentina-Aiax trasmessa da una rete romena! La Fiorentina perde, ma la cena (per me carne alla brace) è ottima!




18 febbraio 2009

Barcellona - giorno1

Dal finestrino del treno che ci porta a Bologna vedo le cime innevate degli Appennini contro il cielo blu. Se non fosse per le dimissioni di Veltroni avrei l’animo leggero che si sente all’inizio di un viaggio. Si vive di entusiasmo e di speranza e oggi la giornata è un po’ appannata malgrado il sole che sembra promettere bel tempo.

Ho letto un’altra tappa di Nessuno lo saprà di Brizzi, poi mi è venuto sonno.

Il mondo è proprio piccolissimo perché a Bologna incontriamo Viviana Agostinelli: anche lei va a Barcellona, a trovare una figlia.

Mi piacevano i viaggi in aereo: la cerimonia del check in, l’abbandono della valigia, il passaggio sotto le forche caudine del metal detector e l’attesa un po’ annoiata al gate, tra pigre passeggiate tra i negozi di borse e caffè. Invece oggi è tutto uno stress: le info sono nascoste e al check in della Raynair ci dicono che la valigia supera di qualche etto i 15 kg consentiti, quindi bisogna aprirla (uffa, era stata chiusa con 1000 sforzi) e portarsi a mano qualcosa. Sono contrariata perché ora ho lo zainetto con della roba presa a caso che devo agglutinare con la mia borsa per fare un unico collo. Intanto già imbarcano e non posso fare i consueti giri tra i negozi, né prendere un cappuccino. In fila per il boarding ho modo di osservare che i bagagli degli altri passeggeri non sono agglutinati: pare abbiano fatto il check and go. Prendo nota per la prossima volta, insieme al proposito di eliminare la valigia che pesa troppo anche vuota.

In aereo non ci sono i posti numerati e le cappelliere sono già tutte strapiene: saranno i voli low cost, sarà la crisi, ma oggi il viaggio in aereo vale 0 babà.

Il volo atterra a Girona e dobbiamo prendere ancora il bus per Barcellona, destinazione Stazione Nord dove ci aspetta Lorenzo.

Dopo circa un’ora, infatti, eccolo là il nostro ragazzo, sempre più alto e magro, la ragione del nostro viaggio. Due fermate della linea rossa per approdare a Placa Universitat davanti all’Hotel Condestable

Alla Reception una ragazza italiana sta chiedendo di unire i due letti gemelli perché deve arrivare il suo fidanzato: parla come mia sorella quando imita Sabina Guzzanti che imita Valeria Marini.

Finalmente ci danno la chiave 328 (tres, dos, ocho) di una stanza con un bellissimo balconcino sulla piazza.


Lorenzo ci porta a cena all’Imprevist, ristorantino-galleria d’arte nel vicino Barrio El Raval: serata piacevolissima in cui cerchiamo di raccontarci un po’ dei nostri mondi divisi.


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permalink | inviato da ludus49 il 18/2/2009 alle 17:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


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